Venerdì 2 ottobre  Capolavoro Fuoriluogo: Pino Marino e Andrea Ruggiero in concerto, in occasione del MEI a Faenza.

CAPOLAVORO è Il nuovo disco di Pino Marino, il quarto a suo nome, ed arriva dopo quindici anni dalla prima pubblicazione, “Dispari” (vincitore del Premio Ciampi a Livorno come miglior disco di esordio nel 2000), seguito da “Non Bastano i Fiori” nel 2003 e da “Acqua Luce e Gas” nel 2005 (vincitore del Premio Lunezia Elite per il valore musical letterario dell’opera nel 2006 e finalista per il Premio Tenco come miglior album, insieme a quelli di Francesco De Gregori, Samuele Bersani, Baustelle e Vinicio Capossela).

Nella scrittura e nel concepimento musicale di questo lavoro abita la necessità di raccontare “in presa diretta”, ovvero di restituire all’ascolto l’essenza senza ritocco, senza potatura e senza omissione di particolari alla vista di chi chiudendo gli occhi avrà modo di immaginare. Si tratta di 11 canzoni scelte fra quelle registrate in diversi luoghi e in diverse modalità, a cui spetta il compito di accendere il filo conduttore che tiene unito tutto il lavoro così concepito e ora pubblicato:

PINO MARINO descrive CAPOLAVORO

“Oggi il capolavoro dell’arte è farsi lavoro.
Il mio è una rassegna di tuffi, una raccolta di briciole in cui ciascuna trattiene in sé l’intero. Alla forma compiuta da cui provengono, capita spesso la sorte di un capoverso. Dimenticare il pane è un guasto, saperlo fare è un privilegio, come l’amore non basta a se stesso, va diviso al pasto e mangiato in tempo. Il pane non c’è, il pane si fa e come l’arte compie il suo capolavoro facendosi esempio di lavoro. Come un tuffo sceglie il presente perfetto per compiersi fra i due elementi che in quel gesto l’amore unisce.

Al pane che abbiamo visto cadere o lasciato indurire, a quello non riconosciuto, a quello che stiamo inseguendo e a quello che ci sorprenderà di nuovo, dedico la tovaglia imbandita di queste briciole. Ai tuffi da eseguire ancora e alle vostre mani adesso, auguro la necessità del pane e la capacità di corrispondergli per fame, non per voracità. Fidarsi delle dita. I polpastrelli toccano, per primi penetrano, colgono. Le parole possono raccontarlo, bene o male.”

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